"Il viaggio, sia fisico che mentale, è l'unica cosa che conta, tutto il resto è delusione e fatica". L.F. Celine

sabato 5 aprile 2014

Sant'Efis


Il Primo di Maggio si celebra in Cagliari la Sagra di Sant’Efisio. Qualche anno fa’ ho seguito la processione accompagnato dalla mia macchina fotografica. Non avevo ancora la fida D3000 Nikon bensì una piccola T70 della stessa marca. Ne uscì un reportage che venne pubblicato sulla rivista on line The Best Magazine. All’inizio di quest’anno, ho avuto l’idea di riordinare e scegliere il materiale raccolto all’epoca e di creare un piccolo libro fotografico intitolato “Sant’Efis” che corrisponde al nome con cui noi Cagliaritani, con affetto e devozione, ci rivolgiamo a Sant’Efisio. Ho cercato di scegliere quelle che per me erano le foto migliori con lo scopo di accompagnare i miei lettori in un mondo straordinario in cui convivono fede, passione e il senso più profondo dell’identità del popolo sardo. Il libro è dedicato alla memoria di mio padre, scomparso il cinque di aprile del duemiladodici. A lui devo l’amore per la lettura e la ricerca  oltre che un metodo di analisi della storia e del pensiero umano, di cui generazioni di suoi allievi possono esser buoni testimoni. Un piccolo pensiero da parte mia per esprimere tutta la mia riconoscenza e… una nostalgia che, son sicuro, mi accompagnerà per sempre.

Modalità per acquistare il libro fotografico “Sant’Efis”:
1)    Attraverso il sito Il mio libro.it;
2)    Direttamente dal sottoscritto (con un piccolo sconto);

3)    Nel giro di una settimana (credo) attraverso il sito La Feltrinelli o presso le librerie della catena.

sabato 29 marzo 2014

Nel Blocknotes del Viaggiatore...


... puoi trovare anche quest'acquarello. Ho appena finito di realizzarlo. C'è ancora qualche ritocco da fare e la prospettiva... si... lo so... lascia un po' a desiderare. Lo so che la luna a volte consiglia "de mettece 'na pietra sopra". Però ho cercato di impegnarmi con tutta la mia fantasia nella scelta dei colori. Riportando la scena ad un'atmosfera e un tempo di certo molto lontano dal nostro. Come al solito, mi frullava per la testa una canzone...


... ed era, appunto, come sentir ... cento campane!


venerdì 21 marzo 2014

Com'è Triste Venezia

Quando si disegna o si dipinge l'animo è sempre pieno di tante cose. Gioia, tristezza, nostalgia... Quel che si vuole. Credo fosse la malinconia il sentimento che prevaleva in me nel realizzare questo acquarello.


Forse per il fatto che, mentre si è intenti nel disegno e nella pittura, l'anima canta, ho ripensato ad una vecchia canzone. Ero un bambino quando Charles Aznavour la proponeva, per la prima volta, al suo pubblico.


 Tuttavia non posso scordarla e riemerge nel mio cuore ogni volta  che, chiudendo gli occhi, sogno di girar per le calli e i campielli della "Serenissima". Di vagar nottetempo su di una gondola per i suoi canali. Mi pare di vedere ancora  la sua luce, i suoi angoli ombrosi . Le sue indimenticabili atmosfere. Quando penso a Venezia la mia anima vola. Mi vien da ripensare alla mia vita. A tutta l'acqua che passa sotto i ponti e più non ritorna... e, ogni tanto, mi prende anche il desiderio di disegnare. 

domenica 16 marzo 2014

"Lavorare Stanca..."


Diceva un tempo Cesare Pavese. Oggi la musica è cambiata. Perché se è vero che molti, esclusi dal ciclo lavorativo, vorrebbero lavorare a dispetto della stanchezza, è anche vero che, per come si è evoluto e strutturato, il mondo del lavoro logora. Logora per la disoccupazione e la precarietà. Ma anche per la perdita dei diritti subita negli ultimi vent’anni dalla classe lavoratrice. Si è cominciato con la pletorica proliferazione dei contratti atipici, con la fraudolenta pratica delle false partite IVA e si è continuato negli anni con tante altre aberrazioni. Per tanto tempo abbiamo tenuto duro gridando “l’art 18 non si tocca” ma poi son venuti Monti e la Fornero che in breve tempo hanno fatto tutto quel che Berlusconi, Brunetta e Sacconi avevano sempre sognato e, per mero opportunismo,  non avevano mai osato fare. Perché proprio al Governo Monti si devono il depotenziamento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e la nefasta riforma delle pensioni.


Due provvedimenti assurdi. Il primo perché non è scontato che licenziando più facilmente si favorisca l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Il secondo perché è assolutamente certo che, innalzando i limiti dell’età pensionabile, le ultime generazioni dovranno attendere tempi ancor più lunghi prima di poter lavorare. E’ una questione di buon senso. Non servono accademici per giungere a queste soluzioni. Credo poi che il depotenziamento dell’art. 18, con la limitazione dei casi in cui può essere ammesso il reintegro del dipendente licenziato, abbia posto il lavoratore in condizione di grave ricattabilità. Una condizione che grava in modo asfissiante sulla vita lavorativa quotidiana. Che pone spesso i prestatori di lavoro nella condizione di non far valere efficacemente quel che resta dei propri diritti e che consente ai datori di lavoro di imporre odiose procedure e metodologie di lavoro tese a trasferire sul lavoratore non solo insopportabili carichi di incombenze ma anche oneri che, in virtù dei maggiori guadagni percepiti, dovrebbero spettare ai proprietari e ai dirigenti dell’azienda.


Un tempo, infatti erano i padroni , i dirigenti e i quadri aziendali che cercavano i nuovi clienti, procacciavano affari e  svolgevano le attività che garantivano lo sviluppo commerciale e la crescita delle aziende, mentre impiegati e operai dovevano provvedere allo svolgimento del lavoro corrente, a garantire la fruizione di beni e servizi a favore della clientela. Proprio per questo il padrone gode del profitto e i dirigenti e i quadri di retribuzioni e benefit di gran lunga superiori a quelli percepiti da impiegati e operai. Progressivamente le aziende, con la complicità del personale direttivo, hanno fatto saltare questo schema. Oggi, infatti, si tende sempre più a caricare responsabilità di carattere commerciale sulle spalle di impiegati e operai. Si pretende che siano questi  a procurar clienti e affari. A far sviluppo in cambio di premi irrisori e sporadici e sotto la costante minaccia della perdita del posto di lavoro. Esistono infatti programmi informatici che, durate la giornata lavorativa, trasmettono ai lavoratori input di carattere commerciale e che consentono di valutare i contatti andati a buon fine e no. Esiste di fatto un sistema di controllo a distanza dei lavoratori che costituisce il presupposto di continue pressioni e minacce nei confronti dei lavoratori.  Una fonte di stress e un rischio costante per la salute del lavoratore. 


Di fronte a questa situazione i sindacati si son lasciati piovere addosso e così, queste metodologie di lavoro si sono diffuse a macchia d’olio. Senza che venissero aggiornati i documenti sulla valutazione dei rischi sulla salute per ciò incombenti  sui lavoratori. Senza che nessuno mai sottoponesse alla valutazione della magistratura del lavoro l’ammissibilità di questi strumenti di coartazione e controllo. Insomma, se  disoccupati, esodati e precari piangono è vero anche che i cosiddetti lavoratori a tempo indeterminato non ridono. Insostenibili carichi di lavoro, pressioni commerciali, ricatti, minacce, violazioni della dignità personale stanno rendendo l’aria irrespirabile in molte aziende. Stanno condizionando pesantemente financo la serenità e la vita familiare dei lavoratori che, talvolta, svolgono attività lavorative e di autoformazione anche all’interno delle mura domestiche e… questo, cari miei, altro non è che lavoro nero. Tutto ciò impone un repentino cambio di marcia nella rivendicazione e nella lotta sindacale. Occorre che i lavoratori partecipino il più possibile alle assemblee che, vista la gravità della situazione, dovrebbero riunirsi più spesso e anche al di fuori dell’orario di lavoro. E’ necessario denunciare violazioni e indebite pressioni.  Intrattenere relazioni sindacali pressanti e costanti con la controparte datoriale. Ricorrere allo sciopero ad oltranza, anche se ciò implica ingenti sacrifici. Perché, chi conserva la memoria delle lotte dei nostri padri, sa che le conquiste del lavoro son passate attraverso questie azioni. Che la libertà di pensiero ed espressione senza diritti, senza rispetto della dignità è solo un contenitore vuoto, un non senso. Una mistificazione che occorre al più presto smascherare.

venerdì 7 marzo 2014

Semplicemente... Valentina Mela Verde


Vi posso assicurare che non è stato per niente facile disegnarla ma, alla fine, penso sia venuto un ritratto abbastanza verosimile. Il grembiule blu e il collettone bianco coi volant. Proprio come  si usava in certe scuole alla fine degli anni ’60. Capelli rossi e sbarazzini. Lentiggini.  Occhi color smeraldo,  da gattina, teneramente maliziosi che danno una luce speciale al volto di questa adolescente. Riflessiva, vivace, sensibile. Nata dalla matita di Grazia Nidasio, Valentina Mela Verde costituisce, agli albori del ’68, “il più autentico ritratto della gioventù italiana al femminile.” Per molti anni le storie di Valentina e della sua famiglia hanno suscitato l’interesse di tante ragazze e (perché no?) di tanti ragazzi come me, cresciuti a pane, burro, marmellata e… Corriere dei Piccoli. Con simpatia ricordo sempre Cesare,  fratello ribelle di Valentina, detto “il Miura” per la sua passione per i motori e la pestifera sorellina Stefy. C’erano poi il padre e la madre che ben rappresentavano il prototipo dei genitori borghesi e un po’ formali che circolavano a quei tempi e poi… c’erano le amiche Bea e Sylvie, il Clan delle Mele Verdi e un bizzarro insegnante coi baffi alla maoista. Non so quanti di voi hanno letto le avventure di Valentina. Di certo, molte giovani lettrici e lettori erano convinti che si trattasse della trasposizione grafica di storie vere. Della vita di una ragazza in carne ed ossa carica dei problemi, dei sogni e delle speranze proprie della sua età. Mi è ritornata alla mente sfogliando una raccolta di articoli e racconti a fumetti pubblicati, fra il 1908 e il 1972, sul Corriere dei Piccoli e ve la propongo oggi, in occasione della Festa della Donna. Con tutta la sua dolcezza e simpatia. Voglio dedicare il suo ritratto e questo post a tutti voi e, in particolare, alle ragazze e ai ragazzi della mia generazione che son cresciuti assieme a lei e che oggi son persone adulte, piene di responsabilità e preoccupazioni. Vorrei che questi giovani di quarant’anni fa’ potessero ritrovare negli occhi chiari e luminosi di Valentina, se non la spensieratezza, almeno un po’ di quella serenità che provavano quand’erano ancora… delle mele verdi. 

martedì 25 febbraio 2014

Rosso Ferrari


Una vecchia foto in bianco e nero che immortala una memorabile giornata di sport. Proprio di qui son partito per realizzare questo disegno che riproduce la passerella finale della Ventiquattro Ore di Le Mans del 1963. A cavalcioni del roll-bar della Ferrari V12 250/P c’è Ludovico Scarfiotti. Al volante Lorenzo Bandini che con la mano saluta il pubblico. Sul cofano della vettura i meccanici che col loro febbrile lavoro hanno favorito la vittoria della vettura di Maranello.  Le Ferrari dominarono la gara sin dalle prove guadagnando i primi cinque posti nello schieramento di partenza. La pole position era stata conquistata proprio dalla coppia Bandini – Scarfiotti che, appunto, si affermò in quell’edizione della ventiquattro ore francese. In quella vecchia foto i volti dei protagonisti sono raggianti. La gioia, ormai, ha superato la fatica e la tensione di chi, curva dopo curva , dopo aver sfrecciato su infiniti rettilinei ha pagato “il prezzo di Le Mans”… Sotto la pioggia battente, nel buio della notte. Con gli occhi tormentati dal sonno al sorgere del sole. Ho voluto aggiungere il colore, il bagliore dei fanali, l’argento vivo delle cromature, per ricordare una fantastica impresa sportiva. Per esprimere, ancora una volta, tutta  la mia passione per il Rosso Ferrari. 

venerdì 21 febbraio 2014

Tutto Quello che Gira su Facebook.


Cosa è Facebook, bene o male, lo sappiamo tutti. Un mezzo di comunicazione, esternazione, dialogo. Uno spettacolo d’arte varia e varia umanità.  Un continuo aforisma. Un luogo in cui tante volte ci si cita addosso per esprimere un ideale, una convinzione, per ricordar persone che stimiamo con parole che da soli non saremmo in grado di trovare. Grazie a Facebook puoi incontrare vecchi amici, conoscerne di nuovi. Ritrovar vecchie fiamme che poi… tanto vecchie e spente non sono. C’è poi tanta musica, immagini e colori. I presenzialisti. Quelli che non riesci proprio a capire dove trovino tanto tempo per pubblicare dieci, venti, trenta, quaranta post al giorno e… quelli che invece non postano proprio niente e usano FB solo per farsi gli affari degli altri. Perché su FB, si sa, girano pensieri, parole, opere e omissioni. C’è tanta gente vera ma anche tant’altra che sa esser virtuale  come lo è, del resto, nella vita quotidiana. Facebook è fatto così. Prendere o lasciare.